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Speciale sul FIUME SESIA (tratto
dal sito www.immobiliarevalsesia.it) Il Sesia, anticamente chiamato Sictium o Sessites, nasce dalla sorgente più elevata del continente, nel gruppo del Monte Rosa, a circa 3.500 mt di altezza. Durante il suo percorso, nella parte alta, rimarchevole per la maestà delle sue montagne coperte di foreste e di pascoli, riceve l'importante tributo di diversi affluenti, dopo aver salutato, lungo il suo passaggio, una schiera di piccoli paesi affacciati sulle sue sponde. Nei pressi di Balmuccia, divenuto fiume per l'apporto delle acque del Sermenza, rallenta la sua corsa bagnando, dopo Varallo, le prime ridenti pianure per avviarsi poi, lentamente, verso la sua foce in Po che raggiunge dopo un percorso di oltre 120 chilometri. Il Sesia, giustamente famoso per la sua suggestiva bellezza e ricchezza ittiobiologica, è sicuramente in grado di soddisfare le diverse aspettative dei pescatori sportivi che calcano le sue rive e quelle dei suoi numerosi affluenti. In una valle in cui la natura è stata assai generosa nella distribuzione dei corsi d'acqua, sono molti i pescatori che riescono a praticare la loro tecnica preferita in una rete idrica così varia ed estesa. Dalla grossa marmorata ricercata a fondo o con il cucchiaino, all'indigeno timallide insidiato a mosca, dalla selvatica fario degli impervi torrenti alla guizzante iridea del fondovalle è un continuo susseguirsi di possibili e avvincenti incontri che questo fiume riesce ad offrire a quanti sanno apprezzarne le ricche possibilità alieutiche. Il tutto immerso in un paesaggio ricco di aspetti, vedute e panorami che fanno a gara fra loro per offrire ogni possibile variazione del verde. Da questo felice connubio fra pesca e natura è nata, e resta tuttora viva, la fama di un fiume che ogni anno riesce a sopportare bene la pressione di un considerevole flusso di appassionati estimatori delle sue acque abbondantemente popolate da pregiate specie ittiche. L'ALTO SESIA ![]() Quando nasce dal ghiacciaio del Rosa il Sesia è un insieme di rigagnoli argentei che si uniscono per dar vita ad un torrente che, nel colore latteo delle sue acque, ricorda la sua origine glaciale. Subito dopo le Caldaie, buche create dalle acque cascanti sulle rocce, appare come un grosso torrente che fra salti, cascate, pozze e correnti lambite dagli ontani, si fa strada fra i sassi dell'alveo, ove selvatiche fario, picchiettate di rosso, hanno eletto le loro tane. Una volta, quando nel centro di Alagna non esisteva ancora una briglia che ne impediva la risalita, qualche marmorata arrivava fin quassù, stimolata dall'abbondante presenza di larve acquatiche e di tutti quegli insetti che la vegetazione d'altura offre al fiume, come le larve che vivono sotto la corteccia e nei tronchi delle resinose, esche di formidabile resa per queste quote; qui l'astuto valligiano, lanciando la larva di friganea nelle verdi e spumeggianti buche, sentiva spesso l'attacco di questo salmonide, talvolta di pezzatura considerevole. Lasciata Alagna, il Sesia riceve il primo importante contributo di acque dal torrente Otra che si snoda, con salti e buche, tra massi coperti di muschi e sovrastati da larici secolari, per poi cadere precipitoso in cascate ripide e di difficile salita fino a distendersi nel tratto terminale. L'argentea iridea, che nelle buche meno sondate può raggiungere notevoli dimensioni, trova qui un habitat ideale ricchissimo di larve e di insetti terrestri. In questa zona il Sesia ora attenua la sua corsa, interrotto da pochi massi e il suo aspetto, da qualche anno, per i detriti alluvionali che l'hanno livellato, appare poco adatto alla presenza delle trote che, tuttavia, qui trovano rifugio e abbondante pastura. A Riva Valdobbia un altro affluente, il Vogna, che scende dall'omonima valle in un paesaggio incantevole, porta in regalo al Sesia il suo carico di acque limpide. Alle sue origini si diramano valli minori percorse da altrettanti torrenti, alcuni dei quali emissari di stupendi laghetti alpini che, come il lago Bianco, ospitano la guizzante iridea adattatasi perfettamente in questa zona; essa popola la parte alta del torrente, mentre il restante tratto è abitato da fario forti e combattive che, per la copiosità delle acque primaverili, sono spesso irraggiungibili nelle spumeggianti buche e nelle fumanti cascate dalla lenza dell'avventuroso pescatore, che sa però della loro presenza e aspetterà il calo delle acque di neve per insidiarle. Immediatamente più a valle, dopo un tratto piuttosto piatto da Boccorio a Campertogno, il Sesia ritorna a fare la voce baldanzosa in uno spettacolo di buche, intagliate nella viva roccia, di cascate, di pozze spumeggianti, di gorghi, di brevi spianate, subito interrotte da massi policromi sotto i quali trova rifugio qualche marmorata è la regina di queste acque; turgide fario che trovano molta pastura nell'abbondanza di perle e di friganee, si lasciano spesso tentare, nel periodo primaverile, da esche naturali e più avanti anche dalla presentazione di un cucchiaino o di una mosca artificiale. Più a valle, tra gli abitati di Mollia e Campertogno, è l'Artogna che dà il suo prezioso contributo al fiume, percorrendo una valle che dai leggendari laghi delle Giare, incastonati nelle rocce tra morene e brevi scampoli di pascoli estremi, giunge a valle in una incomparabile varietà di salti, cascate, forre e gorghi percorrendo tutti gli aspetti della flora alpina: dai rari castagni di Campertogno agli abeti secolari, ai larici contorti, agli ultimi pascoli prima dei licheni. Come tutti gli altri torrenti d'alta quota l'Artogna, tumultuoso e gonfio d'acque, nel periodo del disgelo primaverile risulta di difficile attraversamento, mentre più avanti nella stagione, pur rappresentando un'ottima palestra per il pescatore-alpinista, offre tutte le soddisfazioni alieutiche che ci si può aspettare, soprattutto se affrontato con la pesca a fondo; larve del legno, camole del miele, friganee e lombrichi sono, a seconda dei momenti e della "maturazione delle acque", le esche naturali con cui si possono ottenere i risultati più redditizi. A Piode il Sesia riceve le acque del Sorba, torrente interamente accessibile alla pesca senza difficoltà. In questo corso d'acqua, che scorre fra gole di roccia sovrastate da boschi di abete bianco, la pesca a spinning attuata con piccoli rotanti non eccedenti il peso di tre grammi riesce sempre a dare buoni frutti nei confronti delle trote presenti. I pescatori locali, in modo particolare, con un assortimento di rotanti ridotto a pochi modelli essenziali di tinta unita, riescono a catturare combattive iridee e stupende fario nelle profonde pozze color verde smeraldo di questo suggestivo affluente. Il Sesia, a questo punto, per la minor pendenza del proprio letto, inizia ad essere più mite e gentile indugiando sempre più spesso in ampie spianate, dove anche il più esigente dei pescatori riesce a trovare tutto ciò che è rispondente alle sue aspettative. Siamo ancora nel regno della fario, ma la presenza della marmorata diventa sempre più consistente, mentre fa la sua comparsa il pregiato temolo, croce e delizia della maggior parte dei pescatori a mosca. IL SESIA DA PILA A VARALLO Uno dei motivi per
cui le acque del Sesia sono particolarmente conosciute è dovuto proprio
alla presenza del pregiatissimo temolo alpino che a valle delle gole dei
Dinelli, dove la conformazione del fiume si rivela ricca di ghiareti e di
splendide lame d'acqua, trova il suo habitat naturale e ideale. In questi
fondali di piccoli e medi ciottoli, con ghiaia frammista a sabbia e dove
esistono correnti che scorrono in modo uniforme, il temolo trova abbondante
cibo costituito in massima parte da larve di friganee e di perle che in
alcuni periodi dell'anno tappezzano letteralmente il fondo del fiume. Nei
mesi di ottobre e novembre, quando è consentita la pesca a questa
specie ittica, sono numerosi gli appassionati che, periodicamente, con la
coda di topo, si confrontano con questo selettivo pinnuto. Finali sottilissimi
e soprattutto imitazioni adeguate al momento di pesca rappresentano le basi
essenziali per avere successo in questa tecnica. In questo tratto e fino a Balmuccia, dove il Sesia riceve il Sermenza che dà il nome all'omonima valle, anch'essa ricca di incantevoli torrenti, la mosca si rivela estremamente producente anche nei confronti delle trote che, nella tarda primavera e nei mesi estivi, vengono attratte dalle frequenti schiuse di effimere e di perle. A valle di Balmuccia il fiume si fa più consistente e le lanche, profonde e ampie, sono frequenti, anche se fra l'una e l'altra il corso torrentizio, fra massi, ghiareti e gorghi, è sempre evidente rendendo vario il suo aspetto. Siamo nel regno delle marmorate che, da qui a Quarona, trovano l'ambiente più consono per la riproduzione e la loro crescita manifestandosi negli esemplari più belli e vistosi (è di qualche anno fa il ritrovamento a Vocca di una marmorata di 15 chilogrammi e di metri 1,20 di lunghezza). La tecnica più redditizia per catturare questo salmonide è indubbiamente la pesca a fondo adoperando come esche principali i lombrichi, le camole del miele e le larve acquatiche a seconda dei momenti più propizi, offerti dallo stato delle acque, dalla stagione e dalla maturazione degli insetti acquatici. Non si può stabilire un periodo sicuro per le varie esche, perché i fattori determinanti la loro validità sono molteplici e bizzarro a volte sembra essere il comportamento degli invitati che comunque risponde quasi sempre a motivazioni logiche e naturali. Il vero segreto di questa pesca è quello di saper presentare l'esca nel modo più naturale possibile e in questo campo i pescatori valsesiani sono degli autentici esperti, come confermano le frequenti catture di marmorate anche di consistenti dimensioni. Un tempo, quando la pesca con il pesciolino era ammessa anche con il sistema valsesiano, i locali potevano insidiare con successo i grossi esemplari quando dalle lame risalivano la corrente e in agguato, dietro i sassi, nei punti strategici, ghermivano il malcapitato che passava a tiro. Ora, sussistendo il citato divieto, l'esca principe nei confronti della grossa marmorata è il rotante di grandi dimensioni che, per le vibrazioni trasmesse, riesce il più delle volte ad eccitare l'appetito di questo salmonide inducendolo all'attacco. Proseguendo la sua corsa verso Varallo, il Sesia riceve, proprio al centro di questa suggestiva cittadina, il prezioso apporto del torrente Mastallone. Le acque di questo affluente, chiarissime perché tutte di sorgente, si immettono nel Sesia in un'ampia spianata che una traversa mobile trasforma in una lanca popolata di trote fario e marmorate anche di grossa taglia, di temoli e di qualche grosso cavedano. Questo tributario del fiume, che per 5/6 chilometri da Varallo scorre tra massi e gole rocciose, come le famosissime della "Gula", ha in quest'ultimo tratto lanche strette e profonde che ospitano sia la marmorata pura che incrociata con la fario, quest'ultima immessa nelle sue acque verso la fine dell'800 dal senatore Rizzetti. Le acque chiare del Mastallone, più costanti nel loro fluire, non soggette ai frequenti e quotidiani sbalzi che il Sesia subisce per il disgelo estivo, permettono al pescatore di individuare con maggior facilità le giornate e i periodi più pescosi. Soprattutto le trote indigene, sia pure che incrociate, seguono dei ritmi alimentari ben precisi e costanti per cui alle varie schiuse di insetti acquatici o terrestri corrispondono periodi di grande voracità, seguiti, subito dopo, a periodi negativi in cui le "regine" stanno in tana o pasturano per pochi minuti all'alba, al tramonto e durante le ore notturne. Insidiate preferibilmente a fondo col lombrico, in primavera, e successivamente con esche naturali come le larve di perla e di friganea, le trote del Mastallone attaccano decisamente anche il cucchiaino di buone dimensioni nel tratto terminale e super leggero verso le sue origini. Comodo da raggiungere e da percorrere per la maggior parte del suo corso, questo torrente offre anche momenti di grande soddisfazione ai cultori della mosca secca. Molto redditizia, infatti, si rivela la pesca colle sedges all'imbrunire, quando dagli ontani che fiancheggiano le rive si staccano le scure friganee per i loro voli crepuscolari e le trote salgono a bollare ad un ritmo impressionante. Ma qui sul Mastallone, come sul Sesia, la vera pesca è e sarà per sempre la "valsesiana" che affonda le sue radici nella storia delle tradizioni locali tramandate da secoli e che tuttora viene praticata largamente in Valsesia. Questo metodo di pesca, che è entrato di diritto a far parte del nostro patrimonio alieutica, ha insegnato a pescatori di mezzo mondo l'arte di catturare trote e temoli con tutti i suoi accorgimenti semplici ma essenziali in cui si è espresso lo spirito geniale del pescatore valsesiano. Una semplice canna in bambù, una treccia di crine di coda di cavallo maschio e alcune moschette costruite con piume di uccelli selvatici: tutta qui l'attrezzatura che ancor oggi, con le necessarie varianti, sussiste e con cui l'esperto valligiano riesce a stanare gli esemplari più belli dalle acque del Sesia. Certamente un sistema di pesca più rozzo e meno spettacolare della blasonata tecnica all'inglese, ma sicuramente di grande effetto per l'estrema naturalezza con cui viene eseguito. Una ineguagliabile conoscenza delle acque in cui agisce, un'affinata capacità di saper vedere il pesce in acqua e soprattutto una sapiente manovra delle moschette valsesiane nei punti ritenuti più producenti stanno alla base di ogni possibile successo in questa pesca, dove vengono esaltate al massimo le doti di esperienza del pescatore ritenute uniche e vere responsabili di ogni possibile e positivo risultato. IL BASSO SESIA Dopo aver oltrepassato
Varallo il Sesia presenta una portata più consistente con lame più
profonde, anse e slarghi che permettono una presenza considerevole di vaironi,
scazzoni e cavedani. Le marmorate, anche di grossa taglia, si lasciano spesso
osservare dall'alto dei ponti o dalle rocce a caccia di vaironi e di trotelle
e sono ancora molti i pescatori che tentano la cosidetta "vecchia"
ossia l'esemplare da favola con le classiche larve manovrate con abilità
per renderle vitali nel mondo sommerso. Da Quarona a Romagnano il Sesia
conserva ancora l'aspetto di fiume alpino per lo scorrere tra i massi granitici,
biancastri e arrotondati dal rimescolarsi delle sue acque sempre in movimento,
per le profonde buche e le ampie lanche fiancheggiate da rocce che si tuffano
nei suoi fondali a volte sabbiosi, a volte ghiaiosi, ai quali temoli e trote
affidano le loro preziose uova, perpetuando così il loro ciclo vitale.
Anche in questo tratto della Bassa Valsesia esistono buone possibilità
di esercitare la pesca sportiva, anche nelle forme e metodologie più
libere dalle regolamentazioni che a monte delle acque di maggior pregio
giustamente si impongono. La pesca a fondo con le esche naturali, con o
senza galleggiante, consente di catturare trote marmorate, fario ed iridee;
col "vituperato" cagnotto si catturano cavedani, barbi, vaironi
e tutto il pesce bianco sempre più presente scendendo verso il piano.
All'invito di quest'ultima esca risponde bene anche il nobile temolo, portato
a valle dalle grosse piene ed impedito a risalire dagli sbarramenti artificiali.
E' un vero peccato che in questo tratto di fiume non esista alcuna scala di rimonta, specialmente nella zona da Romagnano a Serravalle, dove esiste una dighetta che incanala l'acqua e sotto il ponte della S.S.dei laghi dove si fermano le trote e i temoli in risalita dopo le piene e certamente non in grado di superare detti ostacoli. Sempre in questa parte del Sesia vengono praticate con buoni risultati la maschera e la camolera, soprattutto nel periodo primaverile o durante o dopo gli ingrossamenti naturali del fiume che, per la sovrabbondanza di acque, occupa tutto il suo letto, in un ambiente diverso da quello dei suoi monti che saluta scivolando via. Le ampie spianate e gli estesi ghiareti difficilmente vedono la presenza del pescatore con la tipica valsesiana, mentre prevale ormai il sistema con il mulinello sia per la pesca a fondo che con la mosca, più efficace negli spazi aperti e sgombri di vegetazione. Lasciato Romagnano il Sesia scorre in un alveo piuttosto largo con sponde basse e in varie località contenute da manufatti e prismate di sassi dove il pesce riesce a trovare sicuro rifugio. Centro Sport Fluviali HidronicaRafting&River Sports River&Outdoor Incentive&Teambuilding Dynamic Meetings&Events --------------------------------- Loc. Villa 13027 Scopa (VC) tel. 0163.735301 fax 0163.732770 info@hidronica.com www.hidronica.com |